Siamo davvero di fronte a una “Cinafrica”? Ovvero, il continente nero è l'oggetto di una nuova “colonizzazione” in arrivo da Pechino sotto forma di investimenti diretti esteri? Sì, ma soltanto in parte. I dati elaborati dal CeSIF (Centro Studi per l'Impresa della Fondazione Italia Cina), che vi proponiamo in esclusiva, mostrano che è l'Asia il continente dove il Dragone investe di più, seguita dall'America Latina, dove si investe 5 volte più che in Africa. Quali le ragioni di questa dinamica? Ecco alcune chiavi di lettura
Con la morte di Gheddafi e la fine del suo regime ha termine anche l’operazione Unified Protector. Per gli alti comandi alleati è giunto il momento di trarre le conclusioni su cosa abbia funzionato e cosa no, poiché l’operazione ha fornito l’opportunità di verificare le capacità di una forza NATO operante senza un predominante supporto USA. Senza Washington, il gigante NATO mostra in realtà di avere piedi d’argilla o, meglio, di non essere più capace di operare lontano dai propri confini
Seconda parte del nostro articolo introduttivo sul panorama degli Investimenti Diretti Esteri nel continente nero. Grandi risorse naturali e manodopera a basso costo sono due fattori che costituiscono importanti ragioni per l'afflusso di capitali nella regione. Tuttavia, i settori estrattivo e agricolo non sono i soli destinatari: esistono infatti anche alcune “nicchie” per quanto riguarda l'Information and Communication Technology
Iniziamo oggi un viaggio nel continente africano, per analizzare come la dinamica degli investimenti diretti esteri (IDE) in atto in questi ultimi anni può aiutare i Paesi della regione ad uscire finalmente dal circolo vizioso del sottosviluppo. In questo primo articolo vi introduciamo all'argomento ripercorrendo le tappe principali della storia economica africana degli ultimi decenni. Una storia fatta di pagine negative ma anche di grandi potenzialità che solo ora incominciano ad esprimersi
Tra attese, incertezze, paure e speranze si sono svolte le elezioni politiche in Tunisia, le prime dopo la caduta del dittatore Ben Ali; a vincere il partito islamico moderato Al-Nahda, diventata la prima forza politica del paese. Le parole rassicuranti dei suoi esponenti non convincono ancora del tutto né gli oppositori né le diplomazie internazionali, tuttavia al momento non esiste nessun chiaro segno verso una decisa svolta del paese verso l’islam radicale

